Alla scoperta di Narbona, per approfondire la storia di una delle più emblematiche borgate abbandonate delle valli cuneesi
Organizzate a cura della Gruppo TAM (Tutela Ambiente Montano) del CAI di Alba, il 16 ottobre una serata ad Alba, e il 18 ottobre un’escursione con le sezioni di Cuneo e Cervasca

In preparazione dell’escursione di domenica 18 ottobre in Valle Grana, la Sezione CAI di Alba invita alla serata divulgativa organizzata dal Gruppo TAM (Tutela Ambiente Montano).
Sarà un’occasione speciale per esplorare la storia di Narbona, celebre borgata abbandonata sopra Castelmagno, e per approfondire insieme i temi fondamentali legati alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente montano e delle nostre Terre Alte.
Appuntamento venerdì 16 ottobre ad Alba, presso la Sala dello Sport in Via Manzoni 8.
I relatori del Gruppo TAM del CAI Alba, Andrea Balla e Livio Margiaria, saranno anche gli accompagnatori dell’escursione ad anello in cresta tra la Valle Grana e la Valle Maira in compagnia dei soci delle sezioni CAI di Cuneo e Cervasca: visita ala borgata abbandonata di Narbona con possibilità di salita a Rocca Cernauda (2282 m) e passaggio per le borgate di Campofei, Valliera, Batuira, Colletto.
In borgata Valliera, è prevista la visita al caseificio agriturismo Des Martin.
Per l’escursione, le prenotazioni devo pervenire entro venerdì 16 ottobre.
Info: 375.1452882 (Whatsapp CAI ALBA).
Narbona, per le sue peculiarità, è stata inserita nell’elenco dei “luoghi del cuore” da salvare del FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Ecco la descrizione riportata
Narbona (L’Arbouna) era una delle frazioni del comune di Castelmagno (CN), a 1445 metri d’altitudine, raggiungibile a piedi o con animali da soma. Le sue origini sono ignote, la posizione impervia ha ispirato miti e leggende sulla nascita del borgo. Le storie ancora in circolazione tra gli abitanti della valle narrano di disertori spagnoli, catari scampati alla persecuzione della Chiesa o di briganti che cercavano protezione dalla giustizia terrena. Narbona rappresentava e rappresenta ancora oggi il simbolo della capacità di adattamento dell’uomo nelle valli alpine, un insediamento ardito, in un luogo inospitale, dove la vita quotidiana era molto dura. Gli ultimi abitanti se ne andarono nel 1961, lasciandosi alle spalle un esempio magistrale di villaggio montano, comprendente chiesa, scuole e case con all’interno ancora molti oggetti del tempo.

