Alpidoc 104

Sommario

EDITORIALE
Favorisca patente e libretto
Enrica Raviola

CRONACA ALPINISTICA
a cura di Fulvio Scotto
Via dal Lockdown
Prime salite & C.
Palestra Gianni Comino o Miroglio 2
Giovannino Massari
Ricordo di Euro Montagna

LO SCAFFALE
Una bibbia per scoprire la Valle Maira a piedi
Andrea Parodi
La storia dei Ragni
Fulvio Scotto
Un “libro trappola” per far innamorare
della montagna i giovanissimi
Enrica Raviola
Segnalazioni

CAMBIAMENTO CLIMATICO
Gli ultimi ghiacci delle Alpi Marittime
Daniele Cat Berro

INTERVISTA
Scalare? È un viaggio dentro sé stessi.
Intervista a Michele Perotti, guida alpina
a cura di Nanni Villani

AUTOBIOGRAFIA ALPINISTICA
Ottant'anni sulle mie montagne.
Apologia di un’attività inutile
Mauro Manfredi

LE ALPI DEL SOLE
Alpinismo Giovanile
Notizie dalle sezioni

Anno da dimenticare, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle. Inutile spiegare le ragioni. Inutile anche aggiungere che pure la montagna è stata pesantemente colpita, e non solo dal punto di vista economico.

Perché, come se non fosse bastata la pandemia, a rendere ancora più drammatico il quadro si è aggiunta la devastante alluvione che lo scorso ottobre ha messo in ginocchio le valli transfrontaliere comprese tra Tanaro e Tinée, travolgendo soprattutto la “nostra” Roya.

Colpa del cambiamento climatico? Non c’è dubbio, come spiega Daniele Cat Berro ne Gli ultimi ghiacci delle Alpi Marittime. Non solo quel che rimane degli antichi ghiacciai delle Alpi Meridionali ha gli anni contati, ma le stesse cause che ne determinano la scomparsa comportano parallelamente fenomeni di gravità crescente da monte a valle, aggravati dal riscaldamento del Mediterraneo. Il quale, procurando sempre maggiori apporti di energia e vapore acqueo, è destinato a dar luogo con sempre maggior frequenza a violenti eventi piovosi. 

Ma tra un lockdown e l’altro, tra un cataclisma e l’altro, non ci resta, come scrive Fulvio Scotto nell’introduzione alla sua ricchissima Cronaca alpinistica – in cui compare anche, oltre al ricordo dell’alpinista genovese Euro Montagna, un articolo di Giovannino Massari sulla Palestra Gianni Comino o Miroglio 2 – , che «cercare di essere positivi» e passare «a parlare di cose che possono apparire del tutto insignificanti, superflue o quasi amorali visto l’attuale contesto di cui sopra».

Dunque, ecco una bella chiacchierata con una giovane guida alpina, Michele Perotti, che si racconta a Nanni Villani rivelando lati insospettabili del proprio temperamento… Come la passione per i libri di mare, la saga di Harry Potter, le ascensioni solitarie e Giusto Gervasutti. Come tutto questo si tenga, lo si può comprendere solo leggendo l’intervista Scalare? È un viaggio dentro sé stessi.

E chi avesse nostalgia dei bei tempi in cui spensieratamente si partiva, con le pedule o con gli sci, in nutrita compagnia o solo con il proprio socio fidato, alla scoperta di cime vicine e lontane, animati da una passione che niente e nessuno sembrava poter fermare, si legga le pagine firmate dalla fine penna di Mauro Manfredi tratte dalla sua autobiografia alpinistica di recentissima pubblicazione Ottant’anni sulle mie montagne. Apologia di un’attività inutile.

Ma il sommario non finisce qui: come sempre il menu è completo e si va dall’antipasto, ovvero dall’editoriale (questa volta “distopico ma non troppo”, a firma di Enrica Raviola) e le recensioni de Lo scaffale, al dolce, vale a dire le notizie dalle sezioni CAI delle Alpi del Sole.

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Contenuti scaricabili

Ultimi ghiacci delle Alpi Marittime

Tra nevosità in calo e soprattutto temperature in aumento, i piccoli ghiacciai delle Marittime, già in posizione marginale per il glacialismo alpino, soffrono: molti si sono già estinti, in due secoli la loro superficie è diminuita di quasi il 90%, e i sei sopravvissuti tra cui il Clapier, il ghiacciaio più meridionale delle Alpi ad appena 38 chilometri dal lungomare di Mentone, potrebbero scomparire a breve, così come i peculiari ghiacciai sotterranei che costellano le grotte delle Alpi Liguri.


Scalare? È un viaggio dentro sé stessi. Intervista a Michele Perotti, guida alpina

Liceo Classico, due anni di Giurisprudenza, una spiccata passione per la storia cosiddetta minore, la saga di Harry Potter e i romanzi di mare: un curriculum piuttosto insolito per un professionista della montagna inteso alla vecchia maniera… Che per di più, quando non accompagna qualche cliente in vena di salite, gira da un capo all’altro dell’Italia per tenere corsi di formazione in tema di sicurezza sul lavoro. Ma le apparenze ingannano, perché malgrado il ragazzo appartenga a una generazione in cui non mancano i cultori della ribalta e dell’adrenalina a tutti i costi, le sue riflessioni sull’alpinismo dimostrano una maturità di visione degna di un saggio veterano, frutto anche della lettura di molti “autori sacri”, a cominciare da Giusto Gervasutti – tra l’altro fonte di ispirazione per le sue solitarie, vissute come occasione di libertà profonda e pace interiore.


Ottant’anni sulle mie montagne. Apologia di un’attività inutile

Nell’autobiografia alpinistica appena data alle stampe, Mauro Manfredi ricostruisce la propria lunghissima storia d’amore per il mondo delle alte quote, dall’iniziazione sulle orme paterne alla scoperta dell’alpinismo sulle cime delle Alpi Marittime, alla passione per lo scialpinismo e l’aria sottile dei quattromila negli anni della maturità. Con al suo fianco sempre un compagno fidato. Nel volume sono decine i personaggi che vengono via via citati, a formare un elenco tanto lungo quanto grande è il valore attribuito da Mauro ai rapporti di amicizia e di complicità che lo hanno legato ai “soci” con cui ha condiviso fatiche, emozioni, rischi, situazioni impreviste e successi. E il brano che anticipiamo ne è un esempio.


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