Ferragosto in Val Corsaglia (via dalla pazza folla)

Domanda da un milione di dollari: dove andare il 15 agosto senza rischiare imbottigliamenti, intruppamenti, ingorghi, incaz…?
Risposta facile: in Valle Corsaglia! La più appartata, negletta, remota, delle valli cuneesi.

Aggirato – tagliando verso Monastero Vasco – il primo accenno di coda che serpeggia intorno alle rotonde di Villanova Mondovì (auto in fila indiana dirette, docili, ad Artesina per il famigerato concertone-tormentone), entriamo nel regno della quiete. Anche a ferragosto. Addirittura oltre ogni più timida aspettativa.
La meta prescelta è la Sella Revelli. Perché? Semplicemente perché è un bel po' che non ci andiamo…

Se, dopo l'escursione del pomeriggio precedente (molto più vicino a casa…) in compagnia di giovani sposi con neonati irritabili, gruppi di scout in vena di lanciare ululati e famigliole amanti del dejeuner sur l'herbe, cercavamo un angolo appartato dove riconciliarci con la solitudine della montagna, non potevamo chiedere di meglio.
Anime incontrate in tutta la giornata: nessuna. Anime intraviste: una coppia (con cane) che saliva nel tardo pomeriggio, diretta dove non si sa, perché di incrociarla non ci è stato dato…
Echi di trombone e grancassa dalla vicina Alpe Gavo Gracco, quest'anno teatro dell'irrinunciabile diretta Rai: non pervenuti.

Un sole feroce, ancora più feroci mosche e tafani, erba e piante assetate, mirtili pochi e avvizziti, una luce da inizio autunno.
Raggiunta – dopo una refrigerante abluzione nel rio – la Sella, che fare?
Salire al Bivacco Cavarero? Ma no, scegliamo quello che per noi è un traguardo nuovo: la Colla del Pizzo (d’Ormea, s’intende; il mitico Pizzo che, da lì, ti sembra di poter toccare con un dito).

Qui l’epifania! Davanti agli occhi – oltre il vicinissimo Lago del Pizzo, oltre il più lontano Galero, oltre l’Armetta – il mare.

E, volgendo di nuovo lo sguardo indietro, la Valle Corsaglia, il Monte Fantino, Prato Nevoso e ancora più in là, azzurra quasi come il ligure bacino, la pianura cuneese.

Il mare. Da molte cime l’ho visto luccicare. Ma mai mi era successo di abbracciare senza soluzione di continuità le barche al largo e il presepe che si distende fino alle Langhe. Dicono che 40 chilometri in linea d’aria separino questi due mondi. Dalla Colla del Pizzo sembrano molti meno.

Post scriptum: finita la poesia, qualche dolente nota

Prima di arrivare a Bossea, si deve superare lo choc del brutale sbancamento del Corsaglia a beneficio di una costruenda centralina elettrica.

Su alcune case lungo il tratto di provinciale interessato dai lavori casualmente pende il cartello “Vendesi”.

La sterrata che si stacca sulla curva di Fontane in direzione Ponte Murao-Stalla Rossa–Stalle Buorch è chiusa al transito, veicoli autorizzati esclusi. L’ordinanza del sindaco di Frabosa parla di frane e smottamenti che rendono pericolosa, a tempo indeterminato, la strada.
In realtà questa, ora, è messa benissimo. Ma la prolungata chiusura è probabilmente funzionale al movimento dei mezzi pesanti. È stato infatti aperto un cantiere per la costruzione di un’altra centralina, con grande squasso ambientale. Prima di procedere oltre, abbiamo chiesto informazioni: quando gli operai non sono al lavoro, nessuno dice niente…

Sentiero per il Cavarero. Era una decina di anni che non salivamo da quelle parti. Nel frattempo, a partire dal Gias Traversa (vedi palina con refuso), una monotona, sotto il sole infinita, sterrata ha sostituito, fin sotto la bastionata che precede la Sella Revelli, il vecchio tracciato. Che in alcuni punti è ancora percorribile, in altri sta scomparendo. Ma questa, nella selvaggia Valle Corsaglia, da tempo purtroppo è la norma.

Sentiero per la Colla del Pizzo. Per chiamarlo “sentiero” ci vuole parecchia fantasia. Benché la cartografia anche recente lo segnali come una comoda autostrada, si tratta di una labile, a tratti inesistente, traccia la quale, superato il rio che scende dal Lago Revelli, si inerpica faticosamente lungo il pendio tra arbusti e pietrame. In pratica si procede a vista, seguendo le sbiadite tacche che puntano alla palina ben visibile sulla Colla.
Per fortuna si tratta solo di una mezz’ora di martirio. Di sicuro quel che ti si spalanca davanti agli occhi una volta arrivati lassù meriterebbe tutt’altro percorso di avvicinamento.
e.rav.