Sentiero del Vallone Raschera: per chi ama davvero la wilderness

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate

Undici anni fa percorremmo il sentiero Sella Raschera-Sella Piagna in discesa dal Bivacco Cavarero, e già allora riscontrammo non poche difficoltà a individuare il sentiero, come si può leggere nell'articolo di Nanni Villani, Spromozione turistica, pubblicato sul numero 54 di Alpidoc.

Ora, pungolati dalla di segnalazione di un lettore (che di seguito riportiamo), siamo tornati tra quelle bellissime montagne selvagge, curiosi di constatare quel che nel frattempo, dopo l’intervento PSR/Le Vie della Raschera (vedi Alpidoc n. 80) era successo…

«Sono un amante delle montagne cuneesi e monregalesi in particolare, che frequento da anni con grande passione ed amore.

Volevo segnalare a voi, eccellente canale di diffusione di notizie sui nostri monti, una situazione davvero spiacevole e intollerabile che va a danno della fruizione di una stupenda zona dei nostri stessi monti.
Ho già scritto anche al CAI di Mondovì, ma sarei lieto se poteste magari pubblicare sul prossimo numero di Alpidoc (di cui sono ovviamente abbonato) questa lettera per sensibilizzare tutti sulla questione.

Recentemente (il 28-5-2015) ho provato a fare un'escursione che mi attirava molto: l'ascesa al Lago della Raschera non pervenendo dalla Balma, ma dal fondo della Valle Corsaglia; ho cercato di seguire la descrizione presente sull'ormai datato ma valido volume della collana Centosentieri Valli Monregalesi dal Maudagna al Mongia (1985, CAI Mondovì); sono partito dalla località Scarrone, poco sotto il paese di Fontane, ho toccato il Ponte Murao, la Stalla Buorch e la Sella Piagna nel Vallone del rio Sotto Crosa.
Poco dopo tale sella, mi sono lasciato a destra la carrareccia che sale nel vallone laterale di Spa per proseguire verso il vallone da quel punto denominato della Raschera, che si presentava splendido, con larici e una cascata in quota molto attraente, quella credo dopo il Gias Pisciasso; ma, giunto presso una balza rocciosa sul torrente che dà luogo a piccole cascatelle, e trovandomi sempre sul versante orografico sinistro del rio, ho perso sentiero e segnavia; la vegetazione sul terreno era fatta di erba alta e rovi e non vi è stato verso di trovare la strada per proseguire, né tenendosi vicino al torrente né allontanandosi un poco da esso; la prosecuzione "casuale e intuitiva" inoltre era resa pressoché impossibile perché i rovi nascondevano il terreno sotto i piedi e l'equilibrio era spesso precario.
Anche il guado era reso problematico dalla notevole abbondanza di acqua e forse neppure consigliabile osservando il terreno impervio sulla sponda opposta.

Mi sapete dire se ho commesso qualche errore, qual è la strada corretta e dove va guadato il rio? L'accompagnatore naturalistico e gran conoscitore della zona Roberto Pockaj mi ha confermato che anche lui in una sua ricognizione non è stato in grado di trovare il sentiero.

Se davvero questo tratto della gita è impraticabile, sarebbe davvero opportuno sollecitare chi di dovere (Forestale? Comune? Provincia? Gruppi di volontari? Non saprei...) a ripristinarlo. Tra l'altro questa situazione stride con la presenza invece di cartelli indicatori piuttosto chiari e recenti. Eventualmente chi si potrebbe provare ad informare di tale situazione secondo voi?

È incredibile che una gita escursionista così bella (una delle migliori delle valli monregalesi) che consente l'ascesa progressiva in uno stupendo selvaggio vallone, col "premio finale" della visione del lago con la triangolare parete nord-est del Mongioie a dominarlo (premio che già io stavo pregustando), non sia praticabile.
Io amo profondamente le montagne cuneesi e monregalesi, e sono fiero della loro purezza e diversità rispetto ad altre zone alpine, ma purezza e diversità devono coesistere con l'accessibilità e la chiarezza della situazione che il turista-escursionista deve sempre trovarsi di fronte.

Vi ringrazio moltissimo e vi rinnovo la mia stima per la vostra opera di promozione e invito alla conoscenza dei nostri meravigliosi monti.»

Luca Pasta


Malgrado l’installazione delle nuove paline che lasciano sperare in un ripristino del sentiero, la situazione non è di certo migliorata rispetto a undici anni fa, anzi! È bene che lo si sappia prima che qualcuno cada in tentazione e venga a trovarsi nella situazione descritta dal nostro fedele abbonato e documentata dalle foto che seguono, scattate il 21.06.2015 e frutto del masochismo misto a cocciutaggine di una coppia di escursionisti attratti dai sentieri inesistenti.

PS. Le mosche presenti nelle immagini fanno rigorosamente parte dell’ambiente, quindi non sono state photoshoppate!

Aggiornamento estate 2016: dimenticate tutto: una bella sterrata nuova di zecca ha risolto il problema! Contenti?