Alpidoc compie 25 anni. L'editoriale di Nanni Villani

Da quattro a tre numeri all’anno, per ognuno di essi sedici pagine in meno. Queste le novità che il 2017 porta per Alpidoc. Un passo indietro, che tristemente va a coincidere con i venticinque anni di vita della rivista, imposto da necessità di risparmio che hanno interessato alcune delle realtà che fanno parte de Le Alpi del Sole.

In verità il taglio poteva essere anche più pesante, dunque la notizia di un ridimensionamento tutto sommato contenuto va salutata con sollievo da parte di quanti – speriamo molti – hanno a cuore Alpidoc.
Nell’affrontare le difficoltà si è parlato molto non solo di soldi, ma anche di comunicazione. Nell’era del web, ha ancora senso mantenere in vita una pubblicazione cartacea che in termini economici impone costi maggiori?

Non sto a riportare le posizioni emerse in un dibattito ricco e articolato, al termine del quale i presidenti delle varie sezioni hanno convenuto che Alpidoc svolge comunque un ruolo importante nella divulgazione e valorizzazione della montagna cuneese e nel “tenere insieme” i soci del Club Alpino Italiano.

Voglio piuttosto richiamare il consiglio di un fotografo famoso – mi viene da dire Oliviero Toscani, ma la memoria potrebbe tradirmi – che in una trasmissione radiofonica di qualche mese fa ha invitato tutti quanti hanno la passione della fotografia a stampare le immagini cui si tiene maggiormente.
La tesi è che una foto esista davvero quando la si ha tra le mani, e non quando giace nella memoria di un pc o galleggia nel mare dei social.

È evidente che si tratta di una considerazione che spicca per radicalità, tipica di chi vuole colpire con uscite originali e dunque di grande effetto, ma qualcosa di vero c’è. Almeno per chi ha una certa età, il gusto di toccare, sfogliare, soppesare crea sensazioni che la “nuvola” non è in grado di offrire.

In generale la storia di questi anni ci dice che libri e testate cartacee non sono state spazzate via dal web, come molti avevano pronosticato all’epoca dell’avvento di internet.
Si sono sviluppati due mondi paralleli che in molte situazioni possono supportarsi vicendevolmente. I tempi della cronaca premiano il web, quelli dell’approfondimento, della riflessione, della selezione delle informazioni almeno per il momento si adattano ancora molto bene alla carta.

L’impegno di quanti a vario titolo si occupano di Alpidoc deve essere quello di far sì che i contenuti e il contenitore rispondano al meglio alle aspettative di chi la rivista se la ritrova tra le mani.

Per questo, a distanza di vent’anni, viene nuovamente proposto un questionario (nel 1996 cartaceo, nel 2017 su internet – siti sezionali, sito www.alpidoc.it e social media –, a dimostrazione che il progresso non solo va assecondato, ma offre anche i suoi vantaggi pratici) attraverso il quale i lettori possono far sentire la propria voce e indirizzare le scelte della redazione.

È ben vero che il questionario è uno strumento di cui si è abusato, tanto da provocare spesso in chi viene interpellato forme di rigetto. Dunque ringraziamo sentitamente fin da ora quanti dedicheranno cinque minuti del proprio tempo a compilare il “form”.

Nel ’96 le risposte furono alcune centinaia (e si trattava non solo di dire la propria, ma anche di andare in posta e spedire…); la speranza è di superare quella soglia.
L’ipotesi che è maturata – ma non è detto che trovi il consenso del pubblico – è che le notizie di attualità, le iniziative e i resoconti riguardanti la vita sociale delle sezioni delle Alpi del Sole possano trovare spazio essenzialmente sul sito, mentre le ottanta pagine della rivista debbano contenere articoli in grado di soddisfare il piacere di leggere (con i testi) e di osservare (con le immagini). Alpidoc come contenitore di storie interessanti e presentate con cura.

È questa la rivista che vuoi ricevere? Attendiamo una tua risposta.

Nanni Villani